Uno studio, richiesto dallo Stato Maggiore della Difesa, sulla Resistenza delle Forze Arnate e dell’Arma dei Carabinieri che intreccia insieme i vari episodi che si sono susseguiti dall’8 settembre 1943 al 25 aprile 1945, perché fino adesso ogni Forza Armata ha pubblicato quasi esclusivamente ricerche storiche che la riguardano.
Oltre a ricordare le imprese più salienti di quei due anni, ci sono due elementi nuovi che caratterizzano lo studio pubblicato recentemente.
Il primo è un ampio riscontro di quella che era la situazione nel 1942,1943; di come vedevano gli anglo americani la situazione in Italia in quel momento e come ritenevano potesse evolversi con varie possibilità, come risulta studiando attentamente i documenti sia militari sia diplomatici di Stati Uniti e Gran Bretagna. Una documentazione copiosa, studiata dall’Autrice negli Archivi britannici e americani, dove essi si trovano custoditi.
Il secondo punto importante inserito è un’analisi approfondita della Resistenza dei militari oltre le linee nemiche, operata anche molto dai servizi informativi italiani, da soli o in collaborazione con quelli anglo americani. I documenti del SIM, ormai fruibili allo studioso, danno notizie delle missioni effettuate oltre che del lavoro di controspionaggio esercitato con una certa professionalità anche prima dell’armistizio. I nostri agenti presero parte a numerose missioni oltre le linee nemiche anche in collegamento con il SOE britannico o l’OSS americano. Di alcune missioni, tra le più importanti, sono stati dati ampi dettagli per poter meglio comprendere quale è stato il loro ruolo nella Resistenza e nella Liberazione del suolo italiano dai nazifascisti. Tra l’altro la professionalità degli operatori del servizio informativo militare italiano fu sempre molto riconosciuta dagli anglo americani, sia quando essi furono nemici sia quando divennero alleati ed ebbero bisogno do quella professionalità, tanto che quando il SIM fu ricostituito a Brindisi il 1 ottobre 1943, a dirigerlo fu chiamato dagli Stati Uniti un ufficiale italiano prigioniero, da loro ben conosciuto quando l’avevano incontrato come nemico in Tunisia, il colonnello Pompeo Agrifoglio. Non solo lui richiamarono ma anche Taddeo Orlando e Paolo Berardi.
È poi stato dato spazio alla Resistenza ‘passiva’, quella degli internati italiani nei campi di concentramento tedeschi soprattutto e russi. Una resistenza passiva molto dura e dolorosa, per la quale ci furono molte vittime.
Inoltre è stato ricordato che prigionieri militari italiani in Stati Uniti furono più volte utilizzati come forza lavoro o inviati in Italia per dare supporto logistico alle truppe anglo americane combattenti in Europa, gli ISU, Italian Service Units, rarissimamente ricordati nei vari studi storici relativi alla Resistenza.
MARIA GABRIELLA PASQUALINI
“8 settembre 1943-25 aprile 1945. La Resistenza dei Militari in Italia: un lungo percorso sino alla vittoria finale“, Stato Maggiore della Difesa – Ufficio Storico e Presidenza del Consiglio dei Ministri, Roma (settembre 2023), Teraprint, 2023, con prefazione del Capo di Stato Maggiore della Difesa, p1-.382.

