Lo scorso 2 luglio presso la prestigiosa sala della rappresentanza della Commissione Europea “Spazio Europa” in Via Quattro Novembre n. 149, a Roma si è svolto il convegno: “Difesa comune europea. Quale strada percorrere”.

Lo scopo dei nostri convegni e degli incontri culturali dell’Associazione Omnia Nos non è fine a sé stesso, ma è quello di condividere conoscenze e approfondire argomenti che hanno riflessi – diretti o indiretti – sulla nostra comunità nazionale e rendere disponibili utili spunti e riflessioni sulla specifica tematica. Qui di seguito una breve relazione presentata dal sottoscritto per introdurre la tematica ed avviare il convegno che ha visto la partecipazione di illustri relatori, come si evince dalla locandina dello stesso, che hanno elaborato una analisi dettagliata appassionando il numeroso pubblico presente in sala.

Nel caso specifico, partiamo da una situazione internazionale in cui l’invasione russa dell’Ucraina e il conflitto in Medio Oriente, scatenato dall’attacco terroristico di Hamas, si inseriscono in un quadro geopolitico mondiale conflittuale e pericoloso, che pone all’Europa e all’Occidente nuove sfide, anche sul piano della sicurezza. Papa Francesco la definisce la terza guerra mondiale a pezzetti.

Quando si accusa l’UE di essere “un gigante economico, un nano politico e un verme militare”, in realtà si dice che l’Unione è forte e gli Stati membri deboli. Perché là dove gli Stati hanno accettato di condividere la sovranità – almeno in parte – e di costruire una sovranità europea, in campo economico, l’Europa è un gigante. Nei settori invece in cui la sovranità è rimasta esclusivamente nazionale, siamo davvero insignificanti. E l’attuale contesto geopolitico lo rende particolarmente evidente.

Secondo i dati del SIPRI, il più importante centro di ricerca sul tema, gli USA hanno la maggiore spesa di militare mondiale con oltre 811 miliardi di dollari.
La Cina è una distante seconda con circa 298 miliardi.
I 27 Stati membri dell’UE insieme arrivano a circa 268 – di cui oltre l’81% da soli 8 Paesi (Germania, Francia, Italia, Spagna, Olanda, Polonia, Svezia e Grecia) che ne spendono circa 220.
La Russia nel 2022 ha speso circa 72 miliardi, l’Iran circa 5,6 miliardi, mentre non esistono dati attendibili per la Corea del Nord.

In sostanza gli europei spendono oltre il triplo della Russia, senza avere alcuna capacità di deterrenza. Il problema, dunque, non sono le risorse, ma il fatto che gran parte della nostra spesa militare è sprecata. Perché abbiamo 27 inefficaci eserciti nazionali invece di una difesa europea, così la nostra sicurezza dipende essenzialmente dagli USA, e gli europei contemplano preoccupati e impotenti la prospettiva di un possibile ritorno di Trump alla Casa Bianca, memori della sua affermazione che ha incoraggiato la Russia ad attaccare i partner Nato che non versano i contributi all’Alleanza.

Gli Stati Uniti non hanno opzioni intermedie tra il non fare la guerra e scatenare l’apocalisse nucleare ed è per questo che hanno come massima priorità quella di non entrare in una guerra in Europa per non sprecare le scarse risorse che hanno in un contesto di guerra, che servirebbero nell’indo pacifico.

Gli Stati Uniti vorrebbero dalle Nazioni europee che si riarmassero, dal momento che la loro priorità è l’indo pacifico. Hanno bisogno che i paesi europei mettano molte più risorse di quanto hanno messo prima.  Questa è la cosa che accomuna Biden e Trump, stesso obiettivo condotto con tattiche e retoriche profondamente diverse.

PERCHÈ UNA DIFESA COMUNE EUROPEA

Una difesa comune europea risponde a una serie di esigenze e vantaggi strategici, politici, economici e di sicurezza. Ecco i motivi principali per cui una difesa comune europea è considerata necessaria:

  1. Risposta Coordinata alle Minacce
  • Minacce Globali e Regionali: La sicurezza europea è minacciata da attori statali e non statali, inclusi terrorismo, cyber-attacchi, criminalità organizzata e conflitti regionali. Una risposta coordinata e integrata è più efficace rispetto alle risposte nazionali frammentate.
  • Instabilità nei Paesi Vicini: Conflitti e instabilità nelle regioni vicine all’UE, come il Medio Oriente e il Nord Africa, possono avere ripercussioni dirette sulla sicurezza europea. Una difesa comune permette di affrontare queste minacce in modo più coerente e coordinato.
  1. Efficienza e Ottimizzazione delle Risorse
  • Economia di Scala: La cooperazione nella difesa consente di ottenere economie di scala nella produzione e nell’acquisto di equipaggiamenti militari, riducendo i costi complessivi.
  • Eliminazione delle Duplicazioni: La condivisione delle risorse e delle capacità militari tra gli Stati membri riduce le duplicazioni inutili, migliorando l’efficienza operativa e l’efficacia complessiva.
  1. Autonomia Strategica
  • Riduzione della Dipendenza dalla NATO e dagli Stati Uniti: Sebbene la NATO rimanga un pilastro fondamentale della sicurezza europea, una difesa comune europea ridurrebbe la dipendenza dagli Stati Uniti e permetterebbe all’Europa di agire autonomamente quando necessario.
  • Capacità di Risposta Rapida: Una struttura di difesa comune dotata di forze di reazione rapida permette all’UE di rispondere prontamente a crisi e minacce emergenti senza dover aspettare l’intervento di alleati esterni.
  1. Solidarietà e Coesione tra gli Stati Membri
  • Rafforzamento della Solidarietà: Una difesa comune promuove la solidarietà e la coesione tra gli Stati membri, creando un senso di sicurezza condiviso e rafforzando il progetto europeo.
  • Distribuzione Equa degli Oneri: Una politica di difesa comune garantisce una distribuzione più equa degli oneri finanziari e operativi tra gli Stati membri, evitando che alcuni paesi debbano sostenere il peso maggiore della difesa collettiva.
  1. Risposta alle Minacce Non Convenzionali
  • Sicurezza Cibernetica: Le minacce cibernetiche richiedono una difesa collettiva e coordinata, in quanto le infrastrutture digitali sono interconnesse e vulnerabili ad attacchi transnazionali.
  • Minacce Ibride: La capacità di affrontare minacce ibride, che combinano metodi convenzionali e non convenzionali, richiede una collaborazione stretta tra le forze armate e le autorità civili degli Stati membri.
  1. Capacità di Proiezione di Potenza
  • Operazioni di Peacekeeping e Stabilizzazione: Una difesa comune permette all’UE di condurre operazioni di mantenimento della pace e di stabilizzazione in modo più efficace, promuovendo la sicurezza e la stabilità a livello globale.
  • Protezione degli Interessi Europei: Una forza di difesa comune permette all’UE di proteggere meglio i propri interessi strategici e commerciali a livello internazionale.
  1. Benefici Economici e Tecnologici
  • Innovazione e Sviluppo Tecnologico: La cooperazione nella ricerca e nello sviluppo di tecnologie militari avanzate può stimolare l’innovazione e la crescita economica.
  • Industria della Difesa Europea: Una difesa comune può rafforzare l’industria della difesa europea, creando posti di lavoro e promuovendo la competitività a livello globale.

Considerazioni finali
Una difesa comune europea è essenziale per affrontare le complesse sfide di sicurezza del XXI secolo in modo efficace e coordinato. Promuove l’autonomia strategica, rafforza la coesione tra gli Stati membri e ottimizza l’uso delle risorse. Inoltre, permette all’UE di rispondere rapidamente e autonomamente alle crisi, proteggendo i propri interessi e contribuendo alla sicurezza globale.
Tuttavia, in questa fase è prematuro parlare di esercito europeo, ma si ritiene che sia più importante fare cose assieme ed evitare duplicazioni e se possibile arrivare a una ripartizione continentale del lavoro e, su tale base, ciascuno dovrebbe curare le aree di propria responsabilità speciale a vantaggio di sé stesso e possibilmente di tutti.
La cosa difficile è trovare un coordinamento fra i tanti diversi interessi nazionali e le tante prospettive.

Carmine De Pascale