Il giorno 21 novembre scorso presso il circolo ufficiali della Caserma Pio IX ha avuto luogo il convegno sul tragico fatto storico della corazzata Roma. L’evento si è svolto come da programma riportato in locandina. Il fatto storico è stato sapientemente spiegato dal Generale di C.A. Paolo Bosotti che ha saputo fare appassionare il pubblico presente alle vicende storiche della nostra Marina Militare. L’occasione è stata propizia per l’ ex consigliere del comune di Roma Federico Guidi per presentare e donare il volume “La corazzata Roma, eccellenza e abnegazione per la Patria” realizzato con il patrocinio di Roma città Metropolitana. La serata si è conclusa con una cena sociale. Altre iniziative culturali di carattere storico saranno intraprese nella convinzione che lo studio della storia è illuminante per il nostro presente e guida il nostro futuro.

Carmine De Pascale

Corazzata Roma

La corazzata (o nave da battaglia) Roma, assieme alle tre gemelle Littorio, Vittorio Veneto e Impero, venne progettata nel 1934 dal Generale Ispettore del Genio Navale Umberto Pugliese. La sua costruzione iniziò il 18 settembre 1938 presso i “Cantieri Riuniti dell’Adriatico” di Trieste. La nave fu varata il 9 giugno 1940 ed entrò in servizio il 14 giugno 1942.

Si trattò di una nave imponente ed assolutamente all’avanguardia per il tempo. Dislocava 46.215 tonnellate. Lunga quasi 240 metri e larga poco meno di 33, era dotata di motori che potevano sviluppare una potenza di 130.000 Cavalli Vapore e le consentivano di raggiungere una velocità superiore ai 30 nodi (60 km all’ora). Era possentemente armata con cannoni da 381/50, 152/55 e 90/50. Era inoltre dotata di mitragliatrici contraeree da 37/54 e 20/65. A bordo erano ospitati 2 idrovolanti Ro 43 ed un caccia Re 2.000. All’entrata in servizio presentava caratteristiche e dotazioni di assoluta eccellenza: altissima velocità, gittata massima dei cannoni di maggior calibro (quasi 43 km, superiore a qualunque naviglio da guerra in servizio nel mondo), i cannoni a/a erano girostabilizzati, protezione anti-siluro costituita da cilindri a deformazione “Pugliese” (brevetto del progettista della nave), radio telemetro a braccio assai lungo.

Dall’entrata in servizio fino al settembre 1943, come il resto della flotta italiana. Nave Roma fu scarsamente o per nulla impiegata, rimanendo la maggior parte del tempo alla fonda nei porti di Taranto, Napoli e La Spezia. Subì incursioni aeree nei porti di Napoli e La Spezia, che le arrecarono alcuni danni. Per riparazioni la corazzata fu trasferita nel porto di Genova, ove si trovò alla data dell’8 settembre 1943.

Alle ore 18.30 dell’8 settembre, l’Amm Bergamini (Comandate della Forza Navale da Battaglia) apprese dell’armistizio da fonte americana, la notizia gli venne confermata dal Ministro della Marina alle ore 19.45 contestualmente all’ordine di trasferirsi con tutte le 23 navi sotto il suo comando nella rada de La Maddalena. Alle ore 03.15 le due aliquote della Forza Navale salparono da Genova e da La Spezia, riunendosi al largo delle coste liguri alle ore 06.00. Alle ore 09.00 la squadra navale venne avvistata da ricognitori sia anglo-americani sia tedeschi. A seguito dell’avvistamento, il comando tedesco dispose che una squadriglia di undici bombardieri decollasse dal sud della Francia per attaccare la formazione italiana. Alle ore 15.15 la squadriglia tedesca venne avvistata. Alle 15.45 nave Roma subì un primo attacco con bomba tipo “PC 1400X” di ultimissima generazione. Il vascello venne colpito a prua ed il colpo causò il parziale allagamento della sala motori. Alle 15.52 una seconda bomba colpì Nave Roma sul lato sinistro nelle vicinanze del torrione corazzato, dove si trovavano anche le plance ammiraglio e comandante. A causa del colpo a prua si allagarono completamente le caldaie, causando l’arresto nella nave, i depositi di munizioni deflagrarono, la torre coi cannoni da 381 mm saltò in aria, cadendo in mare; la torre corazzata di comando venne investita da una violenta vampata di calore e fumo che si innalzò fino a 400 metri e venne proiettata in alto in mezzo a due enormi colonne di fumo. Alle ore 16.11 la corazzata si capovolse, spezzandosi in due tronconi che affondarono verticalmente, trascinando con sé in fondo al mare l’Amm Bergamini, il Cte del vascello, 86 Ufficiali e 1264 Uomini d’equipaggio.

Dopo anni di ricerche, il relitto della corazzata venne ritrovato il 17 giugno 2012, , nel canyon subacqueo di Castelsardo (golfo dell’Asinara) a 16 miglia dalla costa e ad una profondità di oltre 1.000 metri.

In relazione all’evento bellico del 9 settembre 1943 vennero concesse: 1 NOVM (all’Amm Bergamini), 15 MAVM e 35 MBVM.

Paolo Bosotti