Il primo convegno di “Omnia Nos” è stato svolto a Roma nella splendida cornice della biblioteca della Camera dei deputati, presso palazzo San Macuto. Una sala convegno di 95 posti, tutti occupati per l’occasione.
Il tema di riferimento è di rilevante attualità, trattandosi del conflitto Russia–Ucraina che purtroppo continua ad occupare quotidianamente spazi in tutti gli organi di informazione e sui social, soprattutto per la cronaca di quanto accade sul campo di battaglia e per i dibattitti nei talk show serali.
Nel mio intervento nel corso del convegno, inizialmente ho illustrato in breve i fatti principali che, a partire dall’indipendenza dell’Ucraina dopo la dissoluzione dell’unione Sovietica, hanno determinato l’esasperazione della crisi fino a sfociare in un vero e proprio conflitto con l’invasione da parte della Russia del territorio ucraino il 24 febbraio scorso, con relativo bombardamento delle principali città ucraine, Kiev inclusa.
L’aspetto storico della relazione tra Russia e Ucraina è stato trattato in maniera più approfondita dalla professoressa Pasqualini.
Poi, ho evidenziato come questa guerra investa la competizione di tre grandi potenze Stati Uniti, Cina e Russia. Si tratta di una competizione senza limiti, tanto è vero che è entrato nel nostro discorso quotidiano la possibilità di una guerra nucleare, cioè dell’impiego dell’ordigno nucleare da parte di russi e questo ci dà l’idea di quanto sia alta la posta in gioco. Pertanto, le conseguenze del conflitto incidono fortemente sulla vita degli Stati e dei popoli. Un effetto immediato è stata la corsa al riarmo e il caso più clamoroso è quello della Germania. I russi hanno invaso l’ucraina il 24 febbraio, il 27 febbraio il cancelliere Scholz si è presentato in Parlamento ed ha annunciato un fondo speciale di 100 mld per armare finalmente la Germania ed ha annunciato che d’ora in avanti la Germania spenderà più del 2% del Pil per la difesa, obbedendo ad una regola non scritta della NATO.
A seguire, la Polonia che si sta armando ancora di più e più rapidamente. Dell’aspetto propriamente militare ne ha parlato il Generale Cosimato trattando della NATO nel contesto della crisi in argomento. In materia di armamenti, si pensi anche che oggi nel mediterraneo abbiamo una portaerei americana in permanenza e una sovradimensionata presenza di navi da guerra russe, tra unità di superfice e sottomarine.
L’aspetto marittimo della crisi è stato trattato con maggiore completezza dall’ Ammiraglio De Felice.
Nel corso della mia esposizione. Ho fatto cenno ad altre conseguenze come quella dei flussi migratori. Secondo l’UNHCR, l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, sono attualmente più di 5.130.000 i cittadini Ucraini che hanno lasciato il loro Paese, a cui vanno aggiunte circa 105.000 persone che dal Donbass hanno riparato in Russia. La Polonia è il Paese che ospita il numero maggiore di profughi, circa 2,8 milioni, seguito da Romania e Federazione Russa. L’ Italia? Fonte UNHCR valuta 160.000 profughi di cui circa 150.000 hanno chiesto in contributo di sostentamento. La situazione era migliorata dopo il ritiro delle truppe russe intorno a Kiev. Tantissime persone sono potute tornare alle proprie case.
Ora i russi stanno cercando di distruggere il sistema energetico ucraino con i recenti bombardamenti. Con il paese al buio e al freddo, le opzioni sono morire di freddo o lasciare il Paese. Quindi, si potrebbe verificare una nuova crisi migratoria con l’arrivo di milioni (circa 7-10 mln) di profughi ucraini in Europa.
Per quanto attiene all’aspetto energetico, le sanzioni e le contro sanzioni hanno prodotto la fine della dipendenza tra Germania e Russia e una forte riduzione, non totale, del gas russo verso il nostro Paese. La soluzione che dovrebbe sopperire alla carenza del gas russo è il gas naturale liquido che in Italia richiede la disponibilità di rigassificatori, un’altra fonte di approvvigionamento, a seguito di recenti accordi, è il gas algerino. Certamente dobbiamo re-immaginare la nostra politica energetica mirando all’ autonomia e alla de-carbonizzazione, tenendo presente che il nucleare richiede tempi lunghi e il ricorso ad una energia di transizione ci riporta di nuovo al gas come fonte energetica al momento indispensabile per il nostro paese.
Le conseguenze della guerra in Ucraina cominciano a sentirsi anche sulle nostre tavole. Il 30% della produzione mondiale arriva infatti da Ucraina e Russia, che insieme sono in grado di sfamare tra i 600 e gli 800 mln di persone collocate soprattutto in Africa e Asia. Il nostro Paese importa da questi due produttori meno del 5% del fabbisogno nazionale quindi non siamo dipendenti. Tuttavia, la carenza delle fonti alimentari ha determinato una impennata dei prezzi al consumo che ci ha toccato fortemente. Insomma, questa crisi dovrebbe essere vista come un’opportunità per potenziare alcune buone pratiche per una maggiore autonomia di produzioni alimentare.
A che punto siamo? Dall’ inizio del conflitto, i russi hanno rivisto più volte la loro strategia, hanno cambiato spesso i comandanti e ridimensionato i loro obiettivi, perché è probabile che inizialmente volessero prendere il controllo dell’intera Ucraina. A questo punto, viene spontaneo dire che Putin ha frainteso la realtà Ucraina, credeva che Zelensky fosse un leader debole che si sarebbe arreso e che lui avrebbe trovato sostegno sul campo. Non è successo nulla di tutto ciò!
La controffensiva ha colto di sorpresa i russi e li ha costretti ad arretrare, così i russi controllano solo una parte delle 4 province Luhansk, Donesh, Zaporisha e Kherson. La probabilità di una vittoria militare ucraina, che includa l’espulsione dei russi da tutta l’Ucraina, compresa la Crimea, non è militarmente alta.
Allo stato attuale, c’è la possibilità che questo inverno si apra qualche forma di negoziato, non perché finora non ce ne siano stati, si è negoziato su tante cose come scambi di prigionieri e negoziati sul grano. Tutte cose specifiche e limitate. Si potrebbe ora incominciare a negoziare sulla pace. In particolare, si potrebbe prevedere una forma di compromesso che porti ad un cessate il fuoco e, a partire da questo, costruire nel tempo una qualche forma di stabilizzazione.
Questa guerra anche se non ci riguarda dal punto di vista strettamente del combattimento, non ci mette in una condizione del tutto sicura e non solo in caso di attacco nucleare ma in una logica in cui ci si intende poco, dove il dialogo è carente, siamo esposti anche ad incidenti che talvolta si verificano al di fuori di ogni pianificazione. A parte questo, è chiaro che il nostro stile di vita cambierà perché la nostra economia è in via di cambiamento.
Dovremmo rivedere il nostro modo di stare al mondo, soprattutto dovremmo cercare di capirlo meglio per non essere più così sorpresi e partecipare possibilmente a quella che deve essere la ricerca un compromesso perché le guerre hanno una fine ben definita che si chiama pace.
Il presidente
Carmine De Pascale






